15 febbraio 2014.

Dove eravamo rimasti?

Latitante è dire poco. Sono stata proprio evanescente. Ma quando non si ha tempo per scrivere, dicono, è perché si è troppo occupati a vivere.

Pensatela come volete, io in questi mesi ho vissuto. Tanto.

Ho provato la barca a vela. Ho conosciuto quella sensazione incredibile che si prova quando vai di bolina, portato dal vento, e la barca si inclina, e sembra che prenda il volo. Ho sentito quanto è profondo il silenzio del mare di notte, quando il cielo sembra esplodere di stelle. Mi sono sentita soffocare da quell’immensità.

Sono andata in America. Avevo lasciato indietro un po’ di cose dall’ultima volta, era ora di tornare. Ho rivisto New York, quel riassunto del mondo che riesce sempre a incasinarmi, con la sua estraneità sempre così familiare. Ho attraversato il deserto, sono scesa nella gola di un canyon, ho camminato sul fondo della Death Valley, ho avuto di nuovo le vertigini al Mather Point del Grand Canyon, mi sono sentita piccola sotto le sequoie e mi sono fatta inghiottire dalla nebbia del Pacifico -ma quanto è immensa la natura laggiù?

Ho visto San Francisco, che mi ha tolto il fiato da tanto è bella. La baia da una parte, il Golden Gate dall’altra, le colline con le casette colorate, l’oceano furioso e tutte quelle nuvole che verso sera arrivavano galoppando e poi non vedevi più niente. Castro e la sua fauna multicolore, i barboni di Tenderloin e i ricchi borghesi di Pacific Heights. L’ho camminata tutta, dal Ferry Building fino a Land’s End, davvero la fine del mondo -in tutti i sensi. L’ho scelta per sperimentare la possibilità di un’altra vita, e ho concluso che mi va benissimo quella che ho. Nonostante tutto.

Ho affittato una macchina e ho passato una settimana in compagnia solo di me stessa, e posso dire? Non sono mica male, come compagnia. Ho galleggiato sul Gran Lago Salato e camminato tra i geyser, mi sono trovata a tu per tu con un grizzly e ho vagato naso all’aria nella città di Buffalo Bill. Ho guidato per duemilatrecento chilometri al ritmo delle Seeger Sessions di Bruce Springsteen e sono arrivata a pensare che, come altra vita possibile, avrei potuto fare la camionista americana. Poi vabbè, ho realizzato che stavo delirando e ho riportato la macchina alla Hertz. Ma una cosa è certa: per me la libertà è una strada tirata nel nulla, e tu che non vuoi smettere di guidare.

Ho capito che sentirsi soli è la molla più potente per accorgersi degli altri, e del mondo intorno.
Ho capito quanto può mancarmi il Mediterraneo, e che forse la vera lontananza sono nove ore di fuso orario, non dodici di volo.
Ho capito anche che io sono una che parte per tornare.

Ho concluso che l’Italia è il posto migliore dove si possa vivere, nonostante tutto.
E ho deciso che voglio stare qui, proprio per provare a togliere quel “nonostante tutto”.

304-death valley

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