26 febbraio 2013.

Rivoluzione.

No, non sto parlando di politica. Sto parlando di me.

Ci sono periodi della vita, a volte tanto lunghi da sembrare interminabili, in cui non succede niente, o quasi. Che noia. Tutte le cose piccole e grandi che compongono il mosaico della tua vita sono lì, e ti sembra un’impresa titanica spostare anche solo una tesserina. Anche se il lavoro non ti soddisfa, le tue relazioni sono sterili e la quotidianità ti soffoca. In una parola, anche se non sei contento. C’è chi passa tutta la vita ad aspettare che qualcuno sposti la tesserina per lui, e se questo non accade, pazienza -chi si accontenta gode, dicono.

Io no. Io non mi accontento mai. Per mia fortuna -e disgrazia- ogni tre o quattro anni il demone che è dentro di me si risveglia, e mi ribalta la vita. Quando sta per arrivare lo sento, e già so che non mi lascerà scampo. All’inizio è come un refolo di vento, che porta con sé una domandina incompiuta, apparentemente innocua: “E se…?”. Io ci provo a resistere, giuro. Subito lo ignoro, ma il venticello si fa ostinato, si infila nelle fessure, fa sbattere le porte. Poi comincio a raccontarmi storie sull’impegno, sulla maturità, sulla stabilità, ma non c’è niente da fare, alla fine a quella domanda devo rispondere. Allora il vento diventa un uragano, che a sua volta solleva uno tsunami che si abbatte sulla mia vita, mi travolge e mi trascina via. Poco dopo, mi ritrovo con cinquanta scatoloni in una casa vuota, in una città sconosciuta, con una vita nuova tutta da scrivere -e spesso non so nemmeno com’è successo. Vedete, il fatto è che, quando muovi una tesserina, molto spesso ti si scombina tutto il mosaico.

L’ultima volta è stato un mese fa. Mi sono trasferita a Bologna, ufficialmente per diventare direttore creativo – parolone! – di un’agenzia di comunicazione e organizzazione eventi. Ma anche per un altro milione di motivi, tra cui anche la voglia di tornare in Emilia – che è un po’ come dire: Casa. Fatto sta che, nell’arco di pochi mesi, ho lasciato Torino, la casa che avevo comprato, l’agenzia dove lavoravo da anni, molti cari amici e un po’ di vecchie abitudini -insomma, un bel pezzo di vita. Ho fatto bene? Non lo saprò mai, ma per ora… sono contenta.

Non si può mai sapere che cosa si deve volere, perché si vive una vita soltanto e non la si può né
confrontare con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future
: l’ha scritto Kundera, e mi trova assolutamente d’accordo. Abbiamo solo un giro a disposizione, su questa giostra. E quindi, per quanto mi riguarda, non intendo passare il tempo ad aspettare che qualcuno sposti la tesserina per me.

Go ahead, and never look back.

manifesto

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